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La scorsa settimana è stato presentato il OnePlus 3T dall’omonima casa cinese. Il dispositivo ha creato molto hype, cosa che d’altronde fanno tutti i terminali di casa OnePlus, ma esso è effettivamente giustificato?


Personalmente vedo il lancio del 3T un po’ come l’ultima istanza di un problema che affligge il panorama Android da qualche anno a questa parte: la corsa ai numeri più alti.
Personalmente sono entrato nel mondo Androd circa sei anni fa, con un Acer Iconia Tab. Al tempo Android era molto diverso, e il mercato degli smartphone/tablet non era ancora così saturo, soprattutto visto e considerato che i grandi marchi cinesi (oggi onnipresenti) ancora non avevano questo potere commerciale.

Sei anni fa un dispositivo Android veniva visto in modo più basilare: si guardavano le recensioni e si cercavano feature attraenti, funzionalità che avvicinassero un tablet/smartphone ad un PC, cose del genere insomma. Da un paio di anni a questa parte invece c’è stato un totale ribaltamento del metro di giudizio del cliente (e in alcuni casi anche del recensore). Prima di tutto il design: in questo sono abbastanza sicuro del fatto che Apple abbia fatto scuola. A partire dal suo iPhone 4 il mercato mobile si è sempre mosso in una specifica direzione: telefoni sempre più belli esteticamente, pur considerando le varie limitazioni che questa presa di posizione comporta. Molte feature imposte dall’estetica stanno definitivamente morendo nel 2016 (vedasi la memoria espandibile per esempio, o la batteria removibile). Anche gli utenti, inconsciamente, si sono abituati, lasciandosi manovrare dal mercato. Se nel 2009 col vostro Nokia e il vostro Symbian Touch (che Dio l’abbia in gloria, nonostante fu davvero un fiasco come OS) vi avessero proposto un telefono a cui non potevate cambiare la batteria probabilmente avreste rifiutato senza pensari. Invece oggi è piuttosto una sorpresa che questa feature venga re-introdotta.

Un altro argomento molto scottante nel panorama mobile attuale sono le specifiche tecniche: il OnePlus 3T in fin dei conti non è niente più che un OnePlus 3 pompato. Il processore è overclockato, la fotocamera anteriore ha più megapixel (unica miglioria consistente), c’è più memoria. Ah si, abbiamo anche un colore in più. Altre novità? Nessuna.

Per come la vedo io OnePlus ha rilasciato il OnePlus 3 in un momento sbagliato. Infatti poco dopo sono arrivati nuovi flagship da marche di tutti i tipi (primo tra tutti l’iPhone 7), che lo hanno reso obsoleto, pur essendo l’OP3 ancora un terminale attualissimo. Dico “obsoleto” perché l’utente medio spesso preferisce il telefono nuovo, a quello migliore. Se vi guardate intorno in un centro commerciale, settore telefonia, lo noterete. Il cliente tipo esige la novità, e spesso preferisce un Samsung J *numeroacaso* uscito qualche mese fa, con Touchwiz e garanzia di essere aggiornato una volta (forse) in tutta la sua vita, piuttosto che un prodotto uscito mesi prima e magari meno conosciuto, ma che a parità di prezzo offre un’esperienza migliore.

Da qui la necessità di OnePlus di rilasciare un nuovo telefono: cosa cambiare però? Il OnePlus 3 aveva già tutto ciò che un flagship potesse vantare. Il lettore di impronte digitali è fulmineo, il quantitativo di RAM è assurdo per uno smartphone, e il sistema operativo simil-stock Oxygen OS ha ricevuto elogi un po’ da tutti gli utenti. Quindi cosa si poteva fare? In effetti per allinearsi alla concorrenza si poteva installare uno schermo con una risoluzione esagerata, ma ciò avrebbe senz’altro boicottato l’autonomia del dispositivo. Inoltre OnePlus sembra sapere che in effetti sopra il full HD lo schermo di un telefono non dovrebbe andare (e questa è una mia opinione personale). Per fortuna non hanno puntato a quello per l’upgrade. Rimanevano le cose più ovvie: più potenza di calcolo, una batteria più capiente, la fotocamera. L’upgrade può dirsi concluso.

E l’esperienza utente? La solita. E le feature? Le classiche. Al giorno d’oggi il mercato da priorità a mostrare quel numero più alto sula scheda tecnica piuttosto che pensare a qualcosa per rendere veramente unico il prodotto. Forse lo staff odierno pecca in fantasia? C’è da dire che anche Android sta facendo la sua parte. Più l’OS matura e più le feature “originali” non si rendono più necessarie. Ormai Android implementa addirittura una buona parte delle funzioni che prima erano caratteristiche delle custom ROM, e quindi riservate ai modder. Abbiamo anche il multiwindow, gli screenshot parziali (in arrivo) e funzioni prima ricercate e molto apprezzate (sui Galaxy Note per esempio) ora sono comuni.

Siamo effettivamente arrivati ad un punto morto? Il mercato già da anni è entrato nel ciclo infinito della corsa ai numeri. Numeri che però non migliorano l’esperienza utente in modo sensibile. Anni fa confrontare un Galaxy Nexus con un Nexus 4 ti dava la possibilità di vedere evidenti miglioramenti nei tempi di risposta. Se oggi confronto il mio OnePlus One con un OnePlus 3T rimango indietro di una manciata di secondi se si fa un test di velocità di apertura delle app, mentre a livello di utilizzo praticamente non mi accorgo della differenza o quasi. E parliamo di quasi 3 anni di distanza ormai.

Concludo consigliando vivamente il OnePlus 3T a chi cercasse un ottimo dispositivo. Per quanto mi riguarda il rapporto qualità prezzo è imbattibile o quasi. Tuttavia non posso che guardare con un po’ di pena la svolta che sta prendendo il mercato mobile. E un po’ anche per l’utente medio, che è una marionetta nelle mani di questo mercato.

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Studente di Informatica presso la facoltà di Cagliari, appassionato al mondo Android, soprattutto al modding.Attualmente il mio Daily driver è un OnePlus One.